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"Dubbioso, sognando sogni che mai umano osò prima sognare."
   
The Raven,
Edgar Allan Poe
 
Autodefinirsi risulta difficile, quando non sai ancora bene chi sei.

Non si può dire ch'io sia costante: sono più quel genere di persona che mentre fa una cosa ne inizia altre mille in parallelo; così, in tutti questi anni ho sempre cercato di farmi un'idea di chi fossi a seconda di quanta costanza spontanea impiegassi nelle attività che mi appassionavano.
Ricordo che la quasi totalità della mia adolescenza l'ho passata su un tavolo reclinabile, ascoltando musica e disegnando, occhieggiando di tanto in tanto la luna, ammaliata, per ispirarmi. Volevo diventare una fumettista, di quelle che riescono a trascinarti in mondi di fantasia e fartici sentire a casa.
Per un pò quella fu la mia stella polare.
Ma per trovare se stessi bisogna smarrirsi in ogni strada, così cominciai a dilettarmi in lunghe immersioni nei meravigliosi abissi dell'arte: lasciavo che le ora cristalline, ora tempestose onde della poesia mi quietassero e mi sconvolgessero; chiudevo gli occhi e permettevo che le voci di attori e doppiatori m'impregnassero la
mente delle arti recitative; volavo via, rapita dai mille mondi differenti racchiusi fra le pagine di un libro; in poche parole, esploravo ogni campo potesse appagare la mia fantasia.
Il sottile, altalenante equilibrio fra luce e tenebra insito nell'Arte mi ha sempre tenuto buona compagnia.
La creatività mi ha permesso di conoscerla, la mia forse eccessiva sensibilità, di innamorarmene.
Ma fra tutte le strade che ho esplorato nel mondo dell'arte, ossessionata dalla continua ricerca della cosa che per me più contasse al mondo, è una soltanto quella che continuavo a ripercorrere, costantemente.
Quando ero bambina, cullavo in grembo un sogno comune a molte altre bambine.
Volevo cantare.
Cantavo praticamente in ogni momento.
Cantavo così tanto che alla fine a sette anni mia madre si convinse a farmi prendere lezioni.
Fu alla prima lezione che la mia attenta insegnante notò l'unico dono che ha sempre contraddistinto, accompagnato e in alcuni momenti maledetto il mio rapporto con la musica: un particolarmente sviluppato orecchio assoluto.
Suggerì a mia madre di integrare uno strumento all'insegnamento e da allora il pianoforte divenne il mio più fidato compagno.
Quello da bambina fu l'unico momento in tutta la mia vita in cui presi lezioni di canto.
Negli anni a venire lasciai carta bianca all'istinto musicale ed ebbi come unico insegnante il mio orecchio  e, come consigliere, il mio pianoforte.
Una volta cresciuta, costantemente seguita da questi ultimi, l'unica cosa che continuava a detenere il podio, nel mio cuore, era cantare.
Nella musica si riversa in un'infinita combinazione di note l'essenza del mio essere.
Per me, ogni espressione, ogni emozione, si traduce nel suono e nei suoi colori. Molte delle passioni che ho descritto più su le coltivo tutt'ora, anche se, come dicevo prima, tendo a disperdere l'energia che vi impiego... ma è solo la musica che sono riuscita ad avere la costanza di far fiorire.
La più grande ambizione che conservo è ancora quella di riuscire a catapultare nel mondo della mia fantasia chiunque si avvicini abbastanza da vederne  i suoni e scorgerci dei colori, nel mezzo.
E spero soltanto che la musica che contribuisco a plasmare vi parli più di quanto non abbia fatto io in queste righe, fin'ora.

Solo questo e nulla più.

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